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ultimo aggiornamento - 02/28/2018
INTERVENTO DI MARIA CRISTINA PIOVESANA, PRESIDENTE DI UNINDUSTRIA TREVISO

Treviso, 23.2.2018

Gli appuntamenti elettorali sono, tradizionalmente, un’occasione nella quale si esprime l’”offerta politica” elaborata dai partiti che si candidano alla guida del Paese.
Sul piano formale, i programmi dei partiti vengono presentati come l’elaborazione e la sintesi della “domanda politica” che viene dai cittadini. Ma la realtÓ delle proposte alle quali stiamo assistendo in questa campagna elettorale sembra essere pi¨ la rappresentazione e interpretazione da parte dei partiti di sogni, velleitÓ e interessi riferibili a singoli componenti dell’economia e della societÓ, piuttosto che l’elaborazione di programmi ispirati ad un’idea di bene comune e di interesse collettivo, ai quali la politica dovrebbe tendere.
Quello che appare dai programmi, in buona sostanza, Ŕ un elenco di problemi con soluzioni improbabili e velleitarie. La lusinga verso singole componenti della societÓ con l’obiettivo di massimizzare a breve il consenso elettorale a prescindere da ogni considerazione di fattibilitÓ di quell’offerta. Non un’idea di societÓ; non un’idea di economia sulla quale coinvolgere e guidare la comunitÓ nazionale.
La riflessione che merita di essere fatta quindi, non Ŕ solo quella sulla maturitÓ (o immaturitÓ) della classe politica e partitica che si presenta al voto, sulla quale ormai giÓ troppo inchiostro Ŕ stato speso, ma sulla maturitÓ (o immaturitÓ) della societÓ italiana in tutte le sue componenti. La disaffezione al voto, l’appiattimento del dibattito pubblico sull’ “offerta politica” con le divisioni sociali che questo ingenera, sono l’indicatore, a mio avviso, di un difetto di maturitÓ anche del corpo sociale, che non pu˛ autoassolversi, scaricando ogni responsabilitÓ, come alibi, sull’inadeguatezza della classe politica e della classe dirigente pi¨ in generale.
Dobbiamo riappropriarci e farci carico, come singoli cittadini, del nostro destino e del nostro futuro. Come diceva Pericle 2500 anni fa nel suo discorso agli Ateniesi “un uomo che non si interessa allo Stato noi non lo consideriamo innocuo ma inutile” e ancora “un cittadino ateniese non trascura i pubblici affari quando attende alle proprie faccende private”. Questo Ŕ lo spirito che dobbiamo recuperare.
Ogni soggetto portatore di interesse dovrebbe assumere su di sÚ l’onere non solo di rappresentare le proprie istanze, ma anche di farsi carico delle condizioni di compatibilitÓ e di coesistenza di quegli interessi con gli interessi della pi¨ ampia comunitÓ. Come comunitÓ imprenditoriale da tempo siamo interpreti dell’idea che l’impresa Ŕ un valore, non per sÚ stessa ma per l’intera comunitÓ. Lo abbiamo dimostrato da ultimo con la grande partecipazione e con le proposte emerse alle Assise di Confindustria di Verona. Ma a Treviso ne sono testimonianza l’impegno pluriennale per una difesa non solo delle ragioni dell’impresa ma anche per un sistema di relazioni industriali coeso e partecipato che valorizzi il lavoro; per la ricostruzione di un rapporto da troppo tempo ‘fratturato’ fra imprese, cittadini e Pubblica Amministrazione; per la riqualificazione e riconversione del territorio secondo parametri e obiettivi di sostenibilitÓ; per l’occupazione e permanenza nel territorio dei nostri giovani.
Possiamo assumere come riferimento il pensiero di un grande economista americano, Michael P. E. Porter, e la sua teoria del valore condiviso, elaborata giÓ nel 2011. Secondo Porter, un contesto sociale e territoriale in salute dipende dalla presenza di imprese in grado di dare lavoro, offrire salari e stipendi adeguati, acquistare beni e servizi di qualitÓ, pagare le tasse, proteggere l’ambiente.
Le aziende, sempre secondo Porter, devono saper riconciliare business e societÓ. La strada da percorrere, dunque, Ŕ quella di creare “valore economico condiviso” in modalitÓ tali da generare contemporaneamente valore per l’azienda, ma anche per la societÓ.
Nel dopoguerra, la nascita e lo sviluppo di un sistema industriale importante Ŕ stato lo strumento pi¨ efficace per dare un futuro ai giovani, benessere diffuso e crescita culturale al nostro territorio, invertendo il fenomeno dell’emigrazione che aveva “strappato” la maglia sociale delle nostre famiglie e della nostra comunitÓ.
Oggi, dopo una crisi che, per gravitÓ e cambiamenti che sta inducendo, Ŕ assimilabile a una guerra, dobbiamo ripartire con quello spirito e quella convinzione.
Alle imprese compete farsi carico – e noi ci faremo carico – della responsabilitÓ e della consapevolezza di avere un ruolo sociale che deve saper valorizzare il territorio e il capitale umano di cui questo dispone, offrendo opportunitÓ e prospettive.
Alla politica, a chi si candida al governo delle istituzioni e all’intera societÓ civile, compete farsi carico di riconoscere questo valore e creare le condizioni affinchÚ le imprese del territorio possano esprimersi in condizioni di legalitÓ ma anche di efficienza e condivisione nell’interesse di tutta la comunitÓ. Da qui possiamo ripartire, insieme, con realismo, responsabilitÓ e visione per il futuro.

Maria Cristina Piovesana
Presidente di Unindustria Treviso